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Escursioni in Romagna
La valle del Bidente o del Rabbi
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Forlimpopoli |
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Municipio di Forlimpopoli Tel. (0543) 749111 - Fax 749247
Biblioteca "P. Artusi" Tel. (0543) 742336 |
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Pioveva quella gelida sera del 25 gennaio 1851. A Forlimpopoli era già suonata l'ora di notte. La ronda era fuori. Fu allora che il Passatore (Stefano Pelloni) mosse la sua banda di briganti che aveva radunato di nascosto in un non lontano casolare. Non erano molti, circa una dozzina, ma erano il fior fiore della ribalderia e dell'audacia. Fu la notte, terribile, dell'invasione di Forlimpopoli, con i borghesi derubati a teatro e non solo: anche la casa dell'allor giovane Pellegrino Artusi fu devastata. Con l'invasione di Forlimpopoli il Passatore, brigante matricolato, entra nella leggenda, e consegna alle cronache questa cittadina, ricca di storia e di vicende, allo sbocco della Valle del Bidente, tra Forlì e Cesena, lungo l'operosa Via Emilia, ove fu fondata dai Romani nel II secolo a.C.. La Rocca è il cuore della cittadina, adagiata nella pianura: fu il cardinale Albornoz, intorno all'anno 1303 ad edificare la Rocca, dopo aver raso al suolo il paese (storie di quei tempi).
Successivamente potenziata e completata, la Rocca è tutt'ora il baricentro della cittadina, che si dipana nella cerchia urbana medioevale non dissimile, ancor oggi, dal centro del tessuto viario che Forlimpopoli assume in seguito alla ricostruzione nel secolo XIV.
Cittadina ben piantata per terra, amante della libertà e della quiete che ne deriva, Forlimpopoli è cortese ed ospitale. |
I Luoghi e le opere
Cominciamo dalla Rocca edificata nei primi anni del 1300, completata successivamente da Pino Ordelaffi e Caterina Sforza, di forma trapezoidale, presenta mura possenti con quattro bastioni agli angoli, nonché, sul lato meridionale, un ponte levatoio, come ai suoi tempi d'origine. Recentemente restaurata ospita gli uffici del Municipio, il Museo Archeologico Civico ed il Teatro Verdi. Fu in questa sala teatrale (poi riammodernata in stile liberty) che avvenne nella sera del 25 gennaio 1851 il famoso "blitz" della temibile banda del Passatore, che, sbucata dalle quinte del teatro depredò gli spettatori e poi saccheggiò le case ricche della cittadina. L'episodio è ricordato, in teatro, da un'epigrafe dettata da Olindo Guerrini nel 1904 a 'storico" ricordo. La Rocca ospita inoltre il Centro Culturale Polivalente. Dirimpetto la Rocca c'è l'ampia Piazza Garibaldi, luogo di incontro e, il giovedì, del piacevole mercato settimanale. Tra le belle chiese che contornano il centro storico, da vedere la Chiesa dei Servi: le sue opere più prestigiose sono una "pala" dell'Annunziata dipinta da Marco Palmezzano nel 1533, un organo del 1500 (tuttora funzionante) con le ante dipinte da Livio Modigliani nel 1576. Altrettanto interessante è la Chiesa Collegiata di S. Rufillo, di antichissime origini, più volte rifatta. A sud c'è il campanile di stile lombardo: sulla facciata pregevoli monumenti sepolcrali in pietra d'lstria. In fondo alla navata centrale sono custodite le spoglie di S. Rufillo, protovescovo di Forlimpopoli. Sotto al presbiterio sono visibili i resti della chiesa originaria. |
Personaggi
"La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene", di Pellegrino Artusi, è l'opera che ha unificato l'Italia, da un punto di vista gastronomico: in questo senso Artusi è stato definito il "Garibaldi" della cucina italiana. Sono passati oltre cent'anni dalla prima edizione (a spese dell'autore) e quel delizioso trattato è diventato un best-seller. Artusi nasce nel 1820 in una casa posta sul lato occidentale dell'odierna piazza Garibaldi. Nell'infanzia, sotto i portici, gioca tra i sacchi della bottega paterna odorosi di spezie. In quel profumo di cannella c'è già un destino. Dopo alterne vicende, ed ambizioni letterarie, Pellegrino Artusi ormai maturo (ora abita a Firenze) prende a sperimentare ricette di tutta Italia, con l'ausilio della governante Marietta e del cuoco forlimpopolese Ruffilli. Prova, sperimenta, gusta. scrive. Sarà un caso, ma una delle prime minestre in cui ci si imbatte nel suo bel libro, riguarda "caplet", i cappelletti, tipico piatto natalizio della Romagna, da non confondere assolutamente con i tortellini. Difatti l'Artusi spiega minuziosamente la differenza tra il diametro dei' "tondini" di sfoglia ed il ripieno delle due pregevoli ma diverse minestre in brodo.A Pellegrino Artusi, Forlimpopoli ha già dedicato fior di iniziative e di mostre cultural-gastronomiche. Inoltre sono in programma le ghiotte sequenze della "Settimana Artusiana". Stiano dunque in campana i buongustai, gli amanti della civiltà della tavola e tutti coloro che amano la "cucina bricconcella" (così l'Artusi dichiara, all'inizio del libro, il proprio amore per una sana gastronomia). All'Artusi è intitolata la Biblioteca Comunale di Forlimpopoli, avviata con un primo nucleo di volumi provenienti dalla biblioteca personale del gastronomo, da lui lasciati in eredità a Forlimpopoli. |
Feste e appuntamenti
Affonda in radici secolari questa festa di metà quaresima, allegramente celebrata con gran concorso di gente, grandi e piccini. Metà quaresima: è tempo di interrompere le pene ed i sospiri. Antico rito popolare, teso a propiziare la buona stagione e la buona sorte, la Segavecchia (altrove la"vecchiona" è bruciata in un fuoco purificatore) è momento tuttora assai sentito in Romagna, ed in particolare a Forlimpopoli, testimonianza di sentimenti legati a lontane radici, sul filo di un autentico ed affascinante folklore. Annotazione storica: la tradizione di bruciare la "vecchia" a mezza Quaresima era comune un tempo in parecchi paesi d'Europa corrispondenti all'area dell'antico impero romano (in Germania meridionale, Austria, Spagna, Portogallo, oltre che in Italia). Oggi, tra feste ed allegria, l'atteso appuntamento della Segavecchia nel giovedì di metà quaresima è via via diventato a Forlimpopoli anche un'animata fiera, che dura almeno una settimana, con il centro storico trasformato in una cittadella di divertimenti ed attrazioni. In fondo la Quaresima è a suo modo la controfigura femminile del Carnevale, al quale è strettamente legata da riti, miti, simboli. Simboli che in qualche modo continuano a valere anche nel frastuono della vita di oggi: lo stare insieme in allegria, guardando al domani. Questa è la festa, anche la "festa della Segavecchia", mentre i buoni ristoranti di Forlimpopoli tengono sempre alta l'illustre tradizione gastronomica della cittadina. |
Il Museo Archeologico Civico
I musei delle piccole città presentano "chicche" e reperti davvero notevoli. E il caso del Museo Archeologico di Forlimpopoli,
situato nei suggestivi ambienti a pianterreno della Rocca. Il Museo raccoglie e illustra circa dieci mila pezzi, reperti sia preistorici, sia romani, sia di epoca medioevale e postmedioevale rinvenuti nel territorio circostante. E' una collezione interessante, testimonianza di storia, civiltà e vita quotidiana dei nostri avi.
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