Escursioni nel verde dei Parchi della costa Romagnola - Vacanze in Riviera Adriatica
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Parchi e sentieri Naturalistici della Riviera Romagnola. Immergiti nella natura e nel verde. Prenota adesso la tua visita guidata.

Come vivere il parco

Migliaia di visitatori varcano ogni anno i confini del Parco: ognuno di loro, probabilmente, vi cerca qualcosa di diverso, anche se tutti sono di sicuro accomunati dal desiderio di fuggire per qualche giorno (o qualche settimana) al caos della città.
Visitare un Parco Nazionale non è come trascorrere qualche giorno di vacanza altrove. Qui la protezione della natura è praticata attivamente e si richiede all'ospite di tenere un comportamento educato e rispettoso. A fronte di modeste restrizioni al visitatore è però offerta l'opportunità di immergersi nella bellezza di un ambiente straordinario ricevendone un arricchimento spirituale e culturale; la visita al Parco può essere infatti anche l'occasione per rinfrescare le proprie conoscenze naturalistiche, oppure ricevere uno stimolo verso la scoperta di nuovi ambienti.

In quest'ottica l'Ente Parco ha allestito dei Centri Visita dislocati nei diversi Comuni interessati: funzionanti con moderni allestimenti espositivi sono a San Benedetto in Alpe, Santa Sofia, Bagno di Romagna e Premilcuore; altri, per ora in fase di realizzazione sono a Stia, Badia Prataglia, Serravalle, Chiusi della Verna, Castagno d'Andrea e Tredozio. Questi Centri Visita hanno lo scopo di stimolare l'interesse e la curiosità nei confronti della natura e storia del territorio, nonchè fornire informazioni pratiche su come vivere e fruire il Parco.


Dove non sono attivati i Centri Visita troviamo gli "Uffici Informazione" che svolgono solo la funzione informativa. Occorre anche accennare ai centri di divulgazione che interessano il Parco: musei, raccolte e giardini dove è possibile soddisfare molte curiosità; per orari, periodi di apertura e notizie dettagliate si consiglia di rivolgersi al più vicino Ufficio Informazioni. A Ridracoli si trova "Il Museo dei mammiferi" della Romagna, ospitato nei locali del settecentesco palazzo Giovanetti.


A Premilcuore è allestito un piccolo museo della Flora e della fauna. A Campigna, Camaldoli e Badia Prataglia hanno sede, presso i rispettivi Comandi di Stazione del C.F.S., tre piccoli musei naturalistico-forestali. Infine, circa tre chilometri a monte di Corniolo, lungo la strada del Passo della Braccina, si trova il Giardino della flora appenninica "Valbonella", dove sono riprodotti ed illustrati nelle loro componenti floristiche i diversi ambienti vegetazionali dell'Appennino tosco-romagnolo. Altre realtà interessanti per la conoscenza della flora del Parco sono "Il Vivaio di Cerreta" (nei pressi di Camaldoli) e l'Alboreto "Siemoni" a Badia Prataglia.


Il titolo richiama il motto ideato dal C.A.I., per l'escursionismo e racchiude il significato più profondo della frequentazione degli ambienti naturali. Camminare nel Parco, conoscere la sua natura, la sua storia, i suoi luoghi attraverso itinerari escursionistici che permettono di scoprire paesaggi naturali ai quali non siamo più abituati è il modo migliore per spingersi oltre gli schemi della vita cittadina con i suoi ritmi frenetici e vivere un rapporto con la natura antico e moderno allo stesso tempo.
Camminando si ha una visione unitaria dell'ambiente montano e delle sue componenti naturali e culturali. Antiche tracce hanno ricamato le valli e i boschi dell'Appennino con una fitta ragnatela di testimonianze: percorsi, case, coltivi, maestà, ponti, ecc.
Testimonianze ormai mute che a volte lasciano stupiti per la raffinatezza di particolari troppe volte ignorati: un architrave colpito, l'eleganza di un ponte, denunciano un livello di cultura e tecnica raffinata e originale.

Comuni interessati

Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore, Portico San Benedetto e Trdozio (FO); Chiusi della Verna, Bibbiena, Poppi, Stia e Pratovecchio (AR); Londa e San Godenzo (FI).

Nel 1991 per la precisione con la legge-quadro n° 394 - l'Italia si è finalmente dotata di una normativa nazionale riguardante le aree protette: ora, almeno sulla carta, circa l'8% del territorio nazionale è sottoposto a provvedimenti di tutela.
La realtà è però meno rosea di quanto si possa pensare, poiché molti dei nuovi Parchi nazionali stentano a raggiungere la loro piena funzionalità a causa di impedimenti di vario genere.


La situazione del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e campigna è, per fortuna, almeno in parte differente. In questo caso la legge-quadro non ha fatto altro che confermare e istituzionalizzare una realtà già esistente: nei fatti la nascita del Parco Nazionale era già stata sancita l'anno precedente (nel dicembre 1990) da un decreto del Ministero dell'Ambiente che - sulla base del lavoro di una Commissione Paritetica - ha fissato la perimetrazione dell'area protetta ed ha dettato le norme di salvaguardia provvisorie, nonché gli obbiettivi priorità da perseguire.

Le basi su cui costruire il Parco erano quindi già gettate, anche perché in questo caso ci si è potuti avvalere dell'esperienza di un Parco già esistente (il Parco Regionale del Crinale Romagnolo, operativo fin dal 1988 su circa 17.000 ettari del versante Romagnolo) e delle prime strutture attivate dagli Enti Locali romagnoli territorialmente interessati. Occorre anche citare l'attività svolta dall'Ufficio ex A.S.F.D di Pratovecchio (che conserva la tuttora la gestione delle Riserve Naturali Statali comprese entro il perimetro del parco) e dai demani Regionali: queste strutture, pur con finalità diverse, hanno garantito negli ultimi decenni la sostanziale conservazione di questa straordinaria area protetta.

Perchè un parco Nazionale nell'Appennino Tosco-Romagnolo?

Il territorio è uno dei luoghi meglio conservati dell'Appennino: dalla presenza di un manto forestale estesissimo e di grande valore ambientale per la sua diversificazione, comprendente magnifici boschi dall'alto fusto in condizioni pressoché naturali; di una flora assai variata che include numerose specie rare; di un popolamento faunistico abbondante in cui figurano anche ungulati di grossa taglia e grandi predatori come il lupo.

A queste caratteristiche naturali si sovrappongono elevati valori paesaggistici a loro volta strettamente collegati alla presenza di straordinarie testimonianze storiche, architettoniche e monastiche, di cui il Santuario della Verna, il Sacro Eremo ed il Monastero di Camaldoli sono solo gli episodi più eclatanti.
A questi che sono i motivi della presenza del Parco - ragioni d'essere che trascendono sicuramente l'ambito locale o regionale - si sono favorevolmente aggiunte ragioni di carattere più pratico, ma indispensabili al buon funzionamento dell'area protetta, come l'esigua presenza di abitanti residenti, lo scarso impatto delle attività umane, e la realtà amministrativa: infatti i 2/3 del territorio del Parco sono di proprietà pubblica.


Il parco e le popolazioni residenti

Molto spesso i parchi vengono osteggiati dagli abitanti del luogo i quali temono un conflitto d'interessi fra le loro attività quotidiane e le esigenze di conservazione dell'area protetta.
Nel nostro caso, per fortuna, la scarsa densità della popolazione e la consapevolezza del valore di questo territorio da parte delle popolazioni hanno contribuito all'instaurarsi di buoni rapporti fra l'Ente Parco ed i residenti.

Le attività agricole sono piuttosto marginali: le circa 120 aziende presenti nel Parco, non tutte pienamente operative, occupano con colture poco più di un migliaio di ettari; ciò nonostante la loro presenza è assai importante per la conservazione di paesaggi che non siano esclusivamente boschivi e di ecosistemi preziosi in quanto aumentano la biodiversità del territorio.
Un settore ancora agli albori ma potenzialmente assai diversificato e di estremo interesse è quello collegato alle prospettive occupazionali che il

Parco può innescare con il prevedibile aumento del flusso turistico. Nel corso del 1995 è stato formato un gruppo di 25 guide del Parco selezionate per concorso fra i residenti già attive nell'organizzazione e nell'accompagnamento di gruppi scolastici e di escursionisti e nel supporto all'animazione e divulgazione naturalistica.

Il parco dedica e dedicherà attenzione all'incentivazione di quelle forme di fruizione turistica particolarmente rispettose degli equilibri naturali. La presenza del Parco ha inoltre consentito di attivare, grazie alla regione Toscana, importanti finanziamenti a favore degli operatori turistici e dei servizi ambientali.

Il parco in cifre

Istituzione: con D.P.R. del 12 luglio 1993 "Istituzione dell'Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna".
Soggetto gestore: "Ente pubblico autonomo non economico" la cui attività è regolata dalla legge n°394/91; sono organi del Parco: Il Consiglio Direttivo, la Giunta Esecutiva, Il Collegio dei revisori dei Conti, la Comunità del Parco.
Dipendenti: completati i concorsi, sono previsti 18 dipendenti oltre al Direttore.
Estensione: circa 36.400 ettari.
Zona 1 "di conservazione integrale": superficie totale 900 ettari; comprende le Riserve Naturali Integrali di Sasso Fratino e della Pietra.
Zona 2 "di protezione": superficie totale 14.100 ettari; comprende gran parte delle foreste demaniali regionali, il complesso monumentale della Verna e le Riserve Naturali Biogenetiche dello Stato (Camaldoli, Scodella, Campigna e Badia Prataglia).
Zona 3 "di tutela e valorizzazione": superficie totale 21.200 ettari: comprende la maggior parte delle proprietà private e parte delle foreste demaniali regionali.
Distanza dei confini del Parco da alcune città: Firenze 49 Km; Arezzo 48 Km; Perugina 104 Km; Rimini 96 Km; Forlì 46 Km; Bologna 116 Km.
Regioni interessate: Emilia-Romagna (18.200 ettari) e Toscana (18.000 ettari).
Provincie interessate: Forlì (18.200 ettari), Arezzo (14.100 ettari) e Firenze (39.000 ettari).

 

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