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La barca era ancora fornita dei suoi pennoni. Il pennone di sopravia è molto lungo a ricordo delle vele latine che le barche delle Marche e dell'Abruzzo usavano ancora nei primi decenni di questo secolo. Al posto della vela latina le PARANZE adottarono la vela al terzo perchè risultava più semplice nelle manovre per cambiare di bordo, più adatta agli scafi di questo tipo e più economica perchè richiedeva un equipaggio meno numeroso. Questo esemplare fu sempre armato al terzo e come tutte le barche del tipo ebbe un albero solo. Le PARANZE si spingevano per la pesca nell'alto Adriatico e furono ospiti del nostro porto dove si sono avute presenze fino al 1950. La loro prora a petto d'anatra è simile a quella del trabaccolo, ha gli occhi rilevati e sull'asta retroflessa porta una berretta rossa ornata ai lati da due stelle. Solo le proporzioni cambiano: maggior larghezza rispetto alla lunghezza, minore altezza sotto il ponte. Queste barche spesso venivano tirate in secca sulla costa bassa e gli uomini che su di esse operarono ricordano ancora la gran fatica di issare a bordo il profondo e pesante timone quando c'era mare. Praticavano la pesca con le reti a strascico e prima della diffusione dei divergenti tiravano la rete in coppia a cui i nome di PARANZA, cioè di barche che procedevano a paro. Questa barca aveva un equipaggio di due persone. Lunghezza: mt 8.45
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